venerdì 17 settembre 2010

Game over

La cosa in realtà era visibile da tempo: chi mastica un po' di storia contemporanea, avrà riconosciuto quella che viene chiamata "la politica della cipolla". L'azione vera viene suddivisa in tante piccole azioni minori, come gli strati di una cipolla, che prese individualmente non destano eccessivo allarme e, soprattutto, sono indistinguibili nell'economia dell'obiettivo finale (la cipolla, appunto).
Allora si comincia con piccole azioni, per lo più delle provocazioni, tanto per vedere l'effetto che fa...
Ed ecco il velo nelle università nel 2007, bocciato dalla locale corte costituzionale circa un anno dopo, con il plauso (incredibile) della UE.
Poi arrivano le manovre militari con la Siria, arcinoto "stato canaglia" (e anche un po' figlio di indrocchia). In successione possiamo osservere il progressivo allontanamento da Israele, la Turchia che si fa avvocato di Hamas in Europa, e il tentato colpo di stato farlocco del febbraio di quest'anno. Manco a dirlo, a finire in manette sono stati degli alti gradi delle forze armate. Coincidenza (se così vogliamo chiamarla) vuole che in Turchia siano proprio le forze armate i garanti della laicità dello stato.
Mano a mano che ci si avvicina ad oggi la situazione precipita. Ecco il caso della "Gaza flottilla" carica di pacifisti tutt'altro che pacifici, con il contributo fondamentale di una cera IHH, organizzazione "umanitaria" che intrattiene relazioni pericolose con Hamas e al-Queda, bannato in Germania e la cui inclusione nella lista delle organizzazioni terroristiche è stata chiesta da più parti.
Ma l'"affaire" della flottiglia è un'ottima opportunità per gettare benzina sul fuoco dei rapporti già compromessi tra con Israele. La demagogia nazionalistica viene brandita a mo' di randello. Randello reso più robusto da tutti quei turchi che ci sono cascati. O a cui ha fatto comodo cascarci.
Ormai la cipolla è quasi completa, manca solo lo strato finale e una bella lucidata.
E lo strato finale è arrivato con il referendum di pochi giorni fa, referendum "democratico" caldeggiato purtroppo anche dalla UE, ancora una volta con invidiabile sfoggio di miopia.
Grazie al referendum, non solo i tribunali militari sono fuori giuoco, ma è stato stabilito un meccanismo perverso per cui la giustizia civile è sotto il controllo dell'esecutivo e per cui i militari sono ora soggetti alla giustizia civile. Un semplice esercizio aritmetico rivela come il baluardo della laicità dello stato voluto da Ataturk sia ora sotto schiaffo dell'esecutivo. Ovvero il partito di maggioranza. Ovvero il partito di Erdogan i cui comportamenti sono sempre meno limpidi e sempre più unidirezionali.
Anche i papisti di casa nostra si stanno accorgendo di quanto potrà essere (e sarà) grave la mancanza di una garanzia di laicità.
La via per l'ingresso della Turchia nel novero dei paesi fondamentalisti - di conseguenza anche in quel simpatico club non esclusivo conosciuto come "stati canaglia" - è ormai aperta, anzi spalancata.
Resta da capire se la miopia della UE sarà sufficeinte per spalancare anche le porte d'Europa a quella che rischia di diventare (e i presupposti ci sono tutti) la sorella scema della teocrazia terrorista iraniana.
Per quanto riguarda l'illusione di una Turchia laica e moderna, invece, è veramente finita.

Game over.

19 commenti:

Anonimo ha detto...

ma l'esercito nn è anche da noi e ovunque sotto l'esecutivo?

Grendel ha detto...

In Turchia c'è (c'era) una particolarità: le forze armate sono garanti della laicità dello stato.
Approfondire la storia della Turchia e di Mustafà Kemal Ataturk, prego.

falecius ha detto...

"un meccanismo perverso per cui la giustizia civile è sotto il controllo dell'esecutivo e per cui i militari sono ora soggetti alla giustizia civile."

Nel resto del mondo si chiama democrazia.

Il discorso sarebbe lungo, ma onestamente un laicità garantita da una minaccia costante di golpe militare non mi sembra tutto 'sto granchè.

LucaF. ha detto...

Ciao Grendel concordo con il tuo articolo.
Ti sei dimenticato di scrivere della vendita alla Siria di droni militari israeliani con tecnologia NATO (ergo vendita ad uno Stato canaglia di materiale dell'Alleanza, a casa mia si chiama tradimento militare e spionaggio industriale).
Qua la news:
http://www.fnrmedia.net/openmedia/?p=8357
Ciao da LucaF.

Anonimo ha detto...

salve amici Io apprezzato questo scrittura in questa comunita si sta facendo un grande lavoro anche date un'occhiata a il mio sito web a http://www.winnerpokerbonus75gratisps.pokersemdeposito.com/ circa di Bonus senza deposito Poker e lasciare la tua opinione!
scusa mio cattivo italiano
arrive detche

Grendel ha detto...

Falecius, il tuo ragionamento filain un paese moderno con una forte tradizione laica e liberale, come losono perlopiù la maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale.
Il tuo ragionamento NON fila in un paese che non solo esiste in un ambito culturale dove la commistione religione-secolarismo è fortissima (con un grosso vantaggio per la prima), ma è anche l'ex centro pulsante dell'Impero Ottomano, al cui vertice stava il Sultano Califfo. Sultano in quanto leader secolare, califfo ("khalīfa" sarebbe il vicario di Maometto) in quanto leader spirituale.
E' questa la ragione che ha spinto Mustafà Kemal "Ataturk" a inserire una barriera istituzionale contro l'infiltrazione della religione nella vita politica e civile del paese (in una parola: teocrazia").
Non si possonoapplicare in modo acritico i principi della democrazia senza valutare il retroterra culturale e storico di una data realtà. Ad esempio questo è uno dei tanti errori della democrazia italiana, che non ha nessuna "barriera istituzionale" contro l'infiltrazione cattolica nei poteri dello stato (quello che i buoni britannici chiamavano "papismo"). Lo stesso errore che si ripete in Iraq e Afghanistan. In Iraq è stata permessa la fondazione di un partito religioso sciita che adesso detiene la maggioranza relativa e rischia di fare dell'Iraq una provincia di Teheran; in Afghanistan non solo è ancora in vigore la shari'a, ma si parla apertamente di "trattare" con i "talib", cosa resa possibile dalla contiguità religiosa e culturale tra i "talib" di origine pakistana e i Pashtun afghani.
La democrazia non è come quegli schemini che le ideologie del '900 amano inchiodare sulla società a qualsiasi costo. Una democrazia non può prescindere dai principi di diritto individuale liberali e, se esiste un pericolo che cultura, religione, tradizione o ideologia violino questi principi, allora scoprirai che è necessario porre un freno a questi fattori.

Grendel ha detto...

Falecius, chiedo scusa. Nella foga mi sono perso un piccolo particolare. Un principio irrinunciabile di uno stato liberale degno di tale definizione è la separazione dei poteri.
Il potere giudiziario non può e non deve essere sotto il controllo di un altro potere.

falecius ha detto...

"Il potere giudiziario non può e non deve essere sotto il controllo di un altro potere."

In linea di principio questo è condivisibile e concordo. In pratica penso che non accada appieno da nessuna parte. Comunque se dal potere militare si passa a quello esecutivo (per Montesqieu credo fossero a stessa cosa, ma negli stati moderni spesso non è così) non lo considero in linea di massima un peggioramento.

Per il resto del tuo discorso. Si dà il caso che io studi istituzioni islamiche da più tempo di quanto mi piaccia ricordare. Quindi sono perfettamente consapevole delle cose tu osservi, e potrei aggiungerne delle altre. Non lo faccio perchè sono stanco.
Ad ogni modo la questione sultanato/califfato, come la descrivi tu, è più il modo in cui il sultano Abdülhamid ed Atatürk, per motivi suoi (nient'affatto peregrini) volevano metterla che non come fossero le cose.
A riconoscere i sultani ottomani come depositari di un potere religioso e quindi giustificare la loro successiva rivendicazione del califfato, all'epoca vacante da secoli, furono i russi con un trattato nel 1774. Solimano il Magnifico, per dire, che pure sulla legge religiosa trovò il modo di dire la sua, non si sognava di definirsi ufficialmente "califfo" e sapeva di non avere in effetti il diritto di farlo.

Per il resto, stai dicendo più o meno che la democrazia va bene solo se un popolo ha sviluppato una sufficiente coscienza delle idee di John Locke, Montesquieu, Spinoza e Jefferson. Il che è ovviamente una ottima cosa per il popolo in questione, però forse è una condizione un attimo restrittiva.
E mi sembra di capire che in caso contario tu ritenga auspicabile o almeno accettabile una dittatura militare.
Continuo a dissentire.

Grendel ha detto...

Errore: non auspico né dittature militari né educazioni forzate nelle opere di Locke, Jefferson, Paine, ecc...
In effetti in Turchia fino a settimana scorsa NON c'era una dittatura militare, non solo: al potere c'era (e c'è) il partito di Erdogan, nonostante tutti i dubbi (regolarmente confermati) che erano saltati fuori quando era stato eletto. L'esercito era garante della laicità, non effettivo detentore di qualsivoglia o più poteri.
Il punto riguardo ai principi fondamentali del pensiero liberale (credevo di essermi spiegato, non è evidentemente così), non riguarda assolutamente la conoscenza di essi da parte di un popolo. Anzi, è lo stato che deve conoscerli e includerli nella propria legge fondamentale, come barriera contro quella che potrebbe facilmente trasormarsi in una dittatura della maggioranza. Non mi sembra necessario ricordarti come fascismi, comunismi e nazismi vari ed eventuali sono arrivati al potere in molti (troppi) casi.
Come diceva Franklin la democrazia consiste in due lupi e un agnello che votano per il menù della cena. Allora ecco cosa servono quei principi, quando dientano "Bill of Rights" piuttosto che "Déclaration des droits..." e vengono messi nelle costituzioni.
Io auspico una cittadinanza consapevole, questo si, dei propri diritti e, soprattutto, dei limiti dello stato. In altre parole l'"agnello ben armato che contesta il voto" sempre per citare Franklin.

falecius ha detto...

Su limiti della democrazia e rischi didittatura della maggioranza, così come sull'auspicio di una cittadinanza consapevole, siamo senz'altro d'accordo.

Sulle garanzie fornite da un esercito resto più che perplesso, nel senso che per fornirle detto esercito dovrebbe avere (come in partica aveva in Turchia) qualcosa di definibile come "diritto al golpe militare".

Fabio ha detto...

Nella visione liberale occidentale, sono i comuni cittadini che dovrebbero evitare l'instaurazione di una tirannia, anche con la rivoluzione armata.

Nella visione di Ataturk invece questo ruolo è assegnato all'esercito.

Una soluzione meno che ottimale, forse, però se funziona perché scartarla?

Grendel ha detto...

Quoto Fabio. ;)

leftheleft ha detto...

Essere garanti della laicità dello stato da un punto di vista della democrazia liberale non vuol dire assolutamente nulla.
Direi che la ormai transeunte gestione da parte dell'esercito della società turca sia la dimostrazione di come "laicità" non sia equivalente a "libertà"
Cose simpatiche della kemalista, Repubbblica Turca sono state ad esempio il negazionismo del genocidio armeno, negazionismo ancora oggi ben protetto dal laico esercito.
Cioè se parli delle responsabilità turche in tali atti finisci in carcere grazie all' art. 301 del Codice penale riguardante l'attentato all'identità turca.
La Repubblica Turca fondò se stessa su una presunta purezza dell'etnia turca, con relative deportazioni e massacri.
La tortura contro gli oppositori è stato sempre adottato dal laico esercito.
Detto questo non ho problemi a riconoscere che la Turchia si stia strategicamente muovendo in una maniera preoccupante, soprattutto per quanto riguarda la vecchia alleanza con Israele.
Ma da questo a dire che la società odierna turca sia "meno libera" di quella gestita manu militari, secondo me ce ne passa.
bye

Grendel ha detto...

Guarda, d'accordo su tuttto, ma credi veramente che una Turchia in mano ai mullah sarà più libera di una (parzialmente) in mano ai militari? Perchè, mi dispiace, ma è così che andrà a finire.
Risultato: una parziale democrazia (un po' come quella italiana) che ha la possibilità di riformarsi, in cambio di un nuovo stato-canaglia (come se non ce ne fossero abbastanza) per di più alle porte d'Europa.
Insisto a quotare Fabio.
Bye.

fabristol ha detto...

La questione è abbastanza delicata e complicata. In realtà non trovo soluzione. Da una parte hai ragione: la vittoria del referendum sancisce la marcia inesorabile dell'islamismo nella società turca. Dall'altra è difficile immaginare uno stato democratico e che vuole entrare nell'unione con i militari sempre pronti a fare un golpe. Insomma col cuore sto con Ataturk ma con la mente non posso che essere felice del referendum.
Ci deve essere una soluzione di compromesso per evitare il clericalismo nelle nostre società. Possibile che solo il fucile può tenere lontani i chierici?

Fabio ha detto...

Sono convinto da tempo che solo il fucile può tenere lontani i tiranni, di ogni tipo.

leftheleft ha detto...

@ Grendel

@ Fabio

Di come gestiscono i mullah le società dove dettano sharia è evidente.
Se tale gestione si limitasse a rimanere a casa propria però a me non è che interesserebbe più di tanto.
Si sa che però non è così.
Che la società Turca si trasformi necessariamente in quello si vedrà, non ho veramente idea.
Sono convinto da tempo che solo il fucile può tenere lontani i tiranni, di ogni tipo

compresi i tiranni Laici.
I fucili, gli arei e le navi, possono essere un ausilio a volte necessario (vedi IIWW).
Il Laicismo Nazionalista Turco era una forma di Religione.
il nazionalismo turco si è
sostituito al legame religioso e confessionale
[…] Il nazionalismo kemalista, che
considera come il popolo di Turchia che fondò la Repubblica turca costituisca la
Nazione turca,

sentenza della Corte Costituzionale. 7 marzo 1989.

Mi rendo d'altronde conto che la storia Turca merita più approfondimento di quello che gli ho dedicato. Ed è vero che la costituzione turca, per lo meno a parole, introdusse principi che ritengo condivisibili.
Differenza sicura fra la Repubblica Turca Laica ed una eventuale islamista è, che mentre la prima guardava/guarda sostanzialmente al proprio "orto di casa" (anche se forse armeni e kurdi dissentirebbero da tale considerazione) e non mirava ad un'"internazionalismo" quale che esso sia, una eventuale turchia islamista si ricollocherebbe in una vasta coalizione che indubbiamente crea e creerà grossi problemi, in primis ad Israele, unico stato democratico dell'area, e poi a noi.
bye.

falecius ha detto...

"che mentre la prima guardava/guarda sostanzialmente al proprio "orto di casa" (anche se forse armeni e kurdi dissentirebbero da tale considerazione)"
Dissento anche io. La Turchia nazionalista ha sempre avuto una forte attrazione per il discorso turanista, che implicava ed implica una politica di potenza in Medio Oriente, Caucaso e soprattutto Asia Centrale. La Turchia è intervenuta pesantemente a Cipro, per dire.
È vero che questa prospettiva era anti-araba e anti-sovietica e perciò poteva andare avanti nel quadro NATO.
Sottolineo però qualcosa che viene quasi sempre dimenticato: essere "laici" in Turchia NON vuol dire affatto essere filo-occidentali, dal momento che è legato ad un forte nazionalismo. E la nazione turca nasce da una guerra d'indipendenza contro le potenze occidentali che avevano smembrato límpero ottomano. I nazionalisti turchi questo se lo ricordano benissimo.
Lo stesso ingresso nella NATO fu osteggiato dalla sinistra kemalista e voluto da un partito "liberale" la cui politica era leggermente meno laica e il cui elettorato era lo stesso ceto medio che oggi sostiene Erdogan.
Questo significa che nel caso turco, paradossalmente, gli islamisti moderati propongono una società più "aperta" di quanto non facesse il kemalismo (del quale non si possono negare i meriti, ma che certamente non creò una società libera) e sono perfino meno anti-occidentali di molti nazionalisti. Si vedano le recenti e fino a qualche tempo fa impensabili, sebbene timide, aperture sulla questione armena.
Difficilmente la Turchia tenterebbe di assumere la guida di una internazionale islamista. Sospetto che una parte troppo grande della società non lo accetterebbe, ma soprattutto sul piano internazionale è un ruolo troppo complicato da svolgere.
Non credo si metterà a fare lo stato canaglia perchè non gli conviene: economicamente sta crescendo grazie all'iniziativa privata e ANCHE ai rapporti col sud europa (tra parentesi, lo AKP è assai più favorevole del kemalisti all'iniziativa privata).

Non sono un grande amante di Erdogan, ma per alcune cose merita rispetto.

leftheleft ha detto...

@ Falecius
come appunto dicevo più sopra:

"Mi rendo d'altronde conto che la storia Turca merita più approfondimento di quello che gli ho dedicato"

il problema è appunto la definizione di "orto di casa".