
Antefatto: Roberto Fiore partecipa - ovviamente, vista la sua palese e riconosciuta competenza in materia - ad un convegno sulla Ru486, organizzato da Ordine Futuro (sic) e Forza Nuova (note associazioni di medici e ricercatori...) . Verso la conclusione dell'incontro, due appartenenti all'associazione "
Usciamo dal Silenzio" vengono graziosamente apostrofate dalle
fans di Fiore: "Stupratele, tanto poi abortiscono".
Le malcapitate si allontanano (cos'altro dovevano fare dinnanzi a sì travolgente carica di simpatia?) e... Finita qui? No.
Una di loro racconta: "Mi hanno dato anche dell'assassina perchè sono a favore della legge 194"
Per evitare che la scena finisse su una TV locale, i simpatici sostenitori del rinomato esperto hanno tentato di sottrarre la telecamera ad un cameraman, per poi minacciarlo, come riferito
qui e
qui.

No,
ladies and genlemen, questo pattume viene da lontano: viene dagli
autorevoli giornalisti, dagli stimati filosofi, dagli importanti politici - di destra e di sinistra. Dagli
opinionisti opinabili.
Quante volte si è detto qui e nel
vecchio altrove che le
parole, a volte, sono
pietre, che il vecchio detto del "tanto tuonò che piovve" è sempre a meno di un passo
dall'avverarsi? Mi dispiace per quelli che dicono che le opinioni e le idee devono essere rispettate: la realtà non è una canzone dei Litfiba, e sono le persone a cui dobbiamo il nostro rispetto, non i vaneggiamenti che in certe teste vuote si traducono
immediatamente in
minacce, quando non proprio azioni.
E' un'opinione, dettata dalla superstizione e nient'altro, quella secondo la quale l'aborto è un omicidio. E questa "rispettabile" opinione parla di un reato. Un reato presuppone - come logica conseguenza - uno o più rei, e c'è sempre qualche "disturbato" che pretende di fare "giustizia" (magari con la "G" maiuscola).
So che purtropo è una pia illusione, ma spero che questi "seminatori di m..." ehm, "vento", si rendano conto delle conseguenze alle quali i loro vaneggiamenti possono portare.