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mercoledì 30 aprile 2014

E' in arrivo il Soccorso Rosso!



Chiunque abbia timori sulla sopravvivenza politica di Berlusconi può dormire sonni tranquilli: è in arrivo il Soccorso Rosso.
Lo stesso Soccorso Rosso che per anni ha contribuito (e non poco) al successo elettorale del Nostro, terrorizzato dal loro stesso vuoto pneumatico.
I Santoro, i Travaglio, i Floris, Gruber, Annunziata, Gomez, Lerner, Serra, D'Arcais stanno già scaldando i motori e lucidando le penne. La stessa cosa dicasi per santorini, travaglioti, dipietrini e sciampiste di ogni ordine e grado. Si mormora persino che stiano levando la museruola alla Guzzanti.
Inutile ricordargli che Berlusconi si è sempre rialzato solo ed esclusivamente grazie a loro, inutile ricordargli che per un anno il PD non ha fatto altro che disquisire delle amanti di Berlusconi, mentre l'Italia era in rotta di collisione con una crisi generata dal suo stesso (e altrui) statalismo.
Niente da fare: il sabba delle sciampiste movimento antiberlusconi ha già cominciato a riesumare persino la minchiata atomica del "conflitto d'interesi".
Evidentemente perdere la propria (vera) ragion d'essere, la loro stessa sopravvivenza mediatica è troppo: lo solleveranno sugli scudi anche stavolta.

"Grazie Silvio, perchè senza di te ci dovremmo trovare un lavoro vero"




Ti è piaciuto quello che ho scritto? Offrimi una Stout!

venerdì 19 aprile 2013

Lo scivolone di Boston

Sono ceceni. Sono mussulmani. Sono ceceni, mussulmani e jihadisti.
Gli attentatori di Boston sono ceceni, mussulmani e jihadisti. Li hanno identificati, uno è caduto in un conflitto a fuoco con la polizia, l'altro è ancora uccel di bosco, ma li hanno identificati, sanno chi sono.
Sono ceceni, mussulmani e jihadisti.
Tutti gli omini di paglia messi in campo dai "mainstream media" americani - e anchi italiani - sono stati spazzati via dai fatti. Come al solito, verrebbe da dire.
Non sono membri delle milizie dell'Oklahoma, agenti della lobby delle armi, mercenari pagati dall'NRA. Non sono fanatici dell'ultradestra, non sono membri dei tea parties.

"Scommetto un bel po' di soldi che è stato uno schizzato di destra." dice Linda Ginsburg (Ok Ms. Ginsburg, adesso fuori i soldi). La CNN ha invitato gli spettatori alla cautela, ma ha sottolineato che potrebbe trattarsi di "un altro tipo di estremismo di destra".
La blogger Nida Khan dell'Huffington Post (che abbiamo sfortunatamente importato anche qui in Italia) nel suo twitter affema che "non sappiamo ancora nulla, naturalmente" per poi aggiungere "ma oggi è il tax-day  e il mio primo pensiero è andato a tutti quei gruppi anti-governativi" per poi pararsi con un democristianissimo "ma chissà". (Se non lo sai, perchè punti il dito?)
L'opinionista Nicholas Kristof è un capolavoro di cinismo: "L'esplosione ci ricorda che la ATF [l'agenzia federale per l'alcool, il tabacco e le armi da fuoco, ndG] ha bisogno di un direttore. Vergogna ai repubblicani del senato che hanno bloccato la nomina". Poco dopo ha cancellato il tweet ammettendo che era un "colpo basso". Più che altro una una badilata di merda, mr. Kristof.
E via elencando. Se volete godervi lo spettacolo indecoroso basta che leggiate qua.
Ma non è solo, l'America, purtroppo. Anzi la moda di puntare il dito e sparare con bombarde caricate a guano parte dal nostro bel Paese. Poche ore fa Chicco Mentana annunciava la notizia sulla nazionalità degli attentatori con tono decisamente deluso: ma è la punta dell'iceberg.
"Diritto di critica" ci delizia con "l'estrema destra USA dietro Boston?" (meno male per il punto interrogativo) sciorinando numeri e cifre sull'estrema destra americana (allora perchè il punto interrogativo? Foglia di fico?).
Nel calderone ci finisce anche il Giornale, intervistando il direttore dell'ISPI Paolo Magri: “Le frange deviate dell’estrema destra del Tea Party sono in crescita negli Usa. E il Tea Party attacca sempre il governo di Obama per la tassazione dei ricchi e la legge per limitare la vendita di pistole e fucili”. Domanda più che legittima: che cosa si studia all'Ispi? Taglio e cucito, evidentemente...
Andrea Mollica, sul sito di Gad Lerner, scopiazza il ragionamento della Khan e di Kristof: "Sul New York Times si evidenzia come la metà del mese di aprile sia un periodo particolarmente sensibile per questi gruppi. Il 15 aprile è il termine per pagare le tasse, ed il Giorno dei Patrioti in Massachusetts.". Complimentoni!
Ovviamente sorvoliamo sui siti "per la pace" (etterna) dove si leggevano chicche come "...l'esperienza insegna che esistono, negli Stati Uniti, gruppi di fanatici di estrema destra capaci di tutto."

Chiacchiere sprecate, avete fatto la solita figuretta.
Di merda.



sabato 14 maggio 2011

Atroce dubbio


Sarà più efficace la pubblicità gratuita che gli fanno i suoi "avversari" (a questo punto è lecito dubitare) o le cazzate esternazioni che il nostro ci fornisce ormai a cadenza oraria?

Ai posteri...

sabato 7 maggio 2011

Hasta la Jihad siempre


Da quello che leggo in questi giorni, ho la conferma che InMinoranza ha perfettamente ragione. 

Purtroppo.


lunedì 19 luglio 2010

Post-it

Oggi mi scappa l'occhio su una copia de "L'Eco della Forca" de "La Repubblica" e noto, simpaticamente uno di fronte all'altro, due articoli.
Il primo, manco a dirlo, è la pubblicazione di verbali - ovvero atti giudiziari - su tal Verdini.
Naturalmente trattasi di processo ancora in corso, quindi probabilmente trattasi di atti giudiziari "teoricamente" coperti da segreto istruttorio, ma si sa che qui in Italia il segreto istruttorio vale solo per alcuni.
Per altri no, ça va sans dire.
Verrebbe a mente la Costituzione, in quel punto specifico in cui recita - più o meno:

"L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva."
(Art. 27 Cost., comma 2)

Ma la Costituzione, anche questo è noto, può essere sventolata sulla faccia di chicchessia solo ed esclusivamente quando torna comodo, e naturalmente solo a pezz(ettini)i.
Ma al di là di questi tecnicismi, quello che mi è saltato all'occhio era la relazione con l'articolo posto nella pagina di fronte, vale a dire l'ennesima stracciata di vesti sul "Ddl intercettazioni", su come ci stiamo avviando verso la censura, su come senza libertà di stampa diventeremmo tutti sudditi, ecc.
Viene da chiedersi, nel caso questo Verdini finisca per essere assolto (nel caso, eh...), a che cosa sarà valsa quella che questa gente chiama "libertà di stampa".


"Mi rendo conto che esiste un diritto d’informazione, ma esistono anche i diritti delle persone e delle loro famiglie. A ciò si aggiunge la propensione allo sciaccallaggio di soggetti politici che, ricercando un utile meschino, dimenticano di essere stati per molti versi protagonisti di un sistema rispetto al quale oggi si ergono a censori."

Sergio Moroni

giovedì 1 luglio 2010

Change? Si, in peggio

Il premio Nobel per la Pace (qualcuno mi spieghi perchè) B. Hussein Obama, Presidente degli Stai Uniti perchè una massa di fessi ha scambiato le elezioni presidenziali per gli MTV Awards, ne fa un'altra delle sue.
Non contento di aver smerigliato i cosiddetti a tutto il web (anche a quei poveri cristi che non c'entrano nulla) fino ad arrivare a far partorire 3 (dicansi TRE) inutilissime estensioni di Firefox, secondo voi che cosa fa il nostro eroe? Riconoscente del supporto entusiastico della rete promette di proteggerne la libertà di espressione? Fa in modo che i dissidenti cinesi, iraniani, cubani, birmani, ecc. possano accedere sempre più liberamente al web per far sentire al mondo il loro grido di dolore?
No.
Si fa "confezionare" una legge su misura per poter avere la possibilità di "spegnere" il web "nel caso in cui fosse a rischio la sicurezza nazionale".
Che cosa metta "a rischio la sicurezza nazionale", un attacco terroristico o il cedimento del wonderbra della First Lady, non è, ovviamente, dato sapere.
Ma non vi preoccupate, il senatore democratico Joe Liebermann, padre putativo della legge, rassicura il web e i suoi utenti:
“Al momento Pechino può disconnettere parti della sua Internet in tempo di guerra. Dobbiamo poterlo fare anche noi

PECHINO????

Beh, si. In fondo è proprio un bel "change".

giovedì 25 febbraio 2010

mercoledì 18 novembre 2009

E a noi non dicono niente...

"Alitalia: supervisor to investigate on strike"
Com'è che salta fuori sulla stampa estera e non sulla nostra?
clipped from www.agi.it

(AGI) - Rome, 17 Nov - The strike supervisor is set to
investigate on the inconveniences caused to the passengers at
the Fiumicino airport in Rome due to the Alitalai-Cai ground
personnel strike. A press release stated that the guarantee
commission in charge of implementing the strike regulations to
ensure basic services are provided "has decided to look further
into the Fiumicino strike to ascertain group or individual
responsibilities also with the aim of enforcing the law. The
commission calls for the company and trade unions to uphold
responsible and cooperative conduct until investigations are
complete"

blog it

mercoledì 5 agosto 2009

La faccia dei media

Apprendo, attraverso "The Jawa Report" di un discorso tenuto recentemente da Dan Rater all'"Aspen Institute"
Cito:
"Io incoraggio personalmente il presidente a stabilire una commissione della Casa Bianca sui media pubblici."
Una tale commissione, ha detto Rather, avrebbe il compito di fornire raccomandazioni su come salvare posti di lavoro nel giornalismo e nel creare nuovi modelli di business in modo da mantenere in vita le organizzazioni giornalistiche.
In giuoco, sostiene, c'è la sopravvivenza stessa della democrazia americana.
"Una stampa autenticamente libera e indipendente è il cuore battente della democrazia e della libertà" ha dichiarato Rather in un'intervista ieri pomeriggio. "Questa non è una preoccupazione che riguarda solo i giornalisti, la perdita di posti di lavoro, la perdita di giornali, la perdita del tradizionale ruolo della stampa americana come cane da guardia contro il potere."

Ora, sorvolando sul triste fatto che la stampa americana ultimamente più che "cane da guardia contro il potere" somiglia sempre di più al cane da compagnia del presidente B. Hussein Obama, c'è qualcos'altro di "storto" in questo ragionamento. Andiamo per passaggi logici:
1) la stampa americana ha un ruolo tradizionale di "cane da guardia contro il potere" ("watchdog on power").
2) la stampa americana sta perdendo colpi (Dan Rather ovviamente sorvola con l'eleganza di un airone zoppo sui motivi della crisi dei "MainStream Media", "MSM" per gli amici.)
3) la Casa Bianca (cioè il potere, lo stesso contro il quale la stampa dovrebbe fare da "cane da guardia") dovrebbe (in parole povere) sostenere e salvare la stampa americana.
Un caxxo di genio, no?

Non si capisce se Dan Rather voglia firmare la capitolazione finale (cioè il passaggio definitivo e permanente dalla genuflessione alla prostrazione) degli MSM americani nei confronti di Obama , o se si sia bevuto il poco cervello che gli era rimasto quando ha deciso di dimettersi dalla CBS in seguito al "Rathergate".


Il problema di Rather (e di molti altri giornalisti, anche di casa nostra) è che non riescono a - non vogliono? - rendersi conto che la crisi dei MSM non è colpa dei diabolici blogger o di ignoti pirati informatici che non hanno nulla di meglio da fare che infangare la cara buona vecchia carta stampata, nascondendosi "codardamente" dietro l'anonimato.
La colpa del tracollo del media tradizionale è solo e soltanto del media tradizionale, che da "cane da guardia" è diventato "cane da compagnia", quando non proprio "cane" e basta.

Il "Rathergate".
L'"affaire" Jayson Blair.
Le immagini "photoshoppate" dai reporter libanesi di Reuters.
La "telenovela" del fosforo bianco.
Finanziamenti dei media USA ai partiti.

Ed ecco che il cane alla fine diventa puttana (la battuta funziona bene in inglese...) esigendo la marchetta al suo ex-nemico, ora datore di lavoro. Il guardiano che chiede ai ladri lo stipendio. E con i pochi denti che gli rimangono, questa cagnetta (il doppio senso anglosassone è sempre in agguato) pulciosa non trova nulla di meglio da fare che azzannare i cani da guardia "veri", magari a colpi di leggi fatte d'amore e d'accordo con il loro nuovo pappone. Un bel quadretto, nevvero?
Chi lamenta il tracollo delle "istituzioni culturali" ignora (meglio, finge di ignorare) che quelle istituzioni culturali erano - sono tuttora - monopolio di una parte politica, monopolio che ha ridotto la nostra cultura alla brutta copia del canzoniere di Jovanotti (provate ad andare in libreria e chiedere un'opera di John Locke: "Chi? Quello di "Lost"?").

Chi è causa del suo mal... Almeno eviti di emettere flatulenze.

martedì 14 luglio 2009

Censura?

Continua la telenovela del decreto Alfano, che si arrichisce di nuovi emozionanti (sono tutto un fremito...) colpi di scena. Sembra che il comma dedicato all'obbligo di rettifica finisca per colpire anche chi giornalista non è. Con la solita squisita competenza il legislatore avrebbe (il condizionale è d'obbligo) parificato la pagina di un quotidiano nazionale con la la homepage di un qualsiasi blog, come questo.
Chiariamoci, penso che un obbligo di rettifica debba esistere, troppe volte si è visto il "mostro sbattuto in prima pagina" finire assolto nell'indifferenza di una certa stampa che, al pari di certa magistratura, crede fermamente nel principio della condanna preventiva.
Troppe volte le responsabilità che gli organi di informazione hanno verso l'opinione pubblica viene "cattolicamente" (un "mea culpa", un pateravegloria e via, la coscienza è linda e pulita!) liquidata...
Non penso tuttavia che un blogger possa essere equiparato ad un giornalista solo dal punto di vista della responsabilità penale e non del privilegio di casta. Troppo facile, amici imbrattacarte (con simpatia, neh!).

E' vero: molti blogger hanno preso la pessima abitudine (dei giornalisti) di "sbattere il mostro in prima pagina". E sempre dai giornalisti hanno preso anche l'altra pessima abitudine di non rettificare, quando il "mostro" finisce per rivelarsi un innocente inciampato in qualche malinteso (o qualche burocrate troppo zelante). Le rettifiche, quando va bene finiscono in un trafiletto nella cronaca locale, tra la pensionata investita da un monociclo e la sagra del lumacotto farcito di S. Bernardo In Tanta Malora (Comune Denuclearizzato), ma di questi "peccatucci" dovrebbe essere la stampa tradizionale a fare il "mea culpa". Anche per averci insegnato come si fa.
Mi dispiace farlo notare alla retroguardia di "imbrattacarte", ma non c'erano blogger ai tempi di Sergio Moroni, di Gabriele Cagliari...
Adesso qualcuno vorrebbe proibirci l'anonimato, e qualcuno arriva a darci del "vigliacco". Peccato che il povero Grendel non ha e non può permettersi battaglioni di avvocati in stato di allerta permanente, non ha potenti e potentati a sponsorizzarlo, a dettargli i post (non articoli, si badi bene, "post"), per poi coprirlo quando le cose si mettono male (magari con l'aiuto di qualche burocrate "amico" o qualche magnate straniero con la mazzetta facile). Grendel non ha un partito a tutelarlo (e a pagargli lo stipendio). Nessun editore politicante e nessun politicante editore.
Grendel non ha fasci e corporazioni (o caste) a proteggerlo e a fare la voce grossa per lui, non ha nemmeno i privilegi che la legge accorda ai membri dei suddetti fasci e corporazioni (o caste).
Troppo facile, amici della retroguardia, darsi il coraggio dei leoni con le mutande di ghisa, perchè in questo paese dalla democrazia a corrente alternata i grandi e sacri principi finiscono dove cominciano le minacce (si badi bene, si parla di sole minacce) di azioni legali.
Quindi, con vostra buona pace, mi tengo l'anonimato e il server nel Wisconsin.